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Эмилио Сальгари – Чёрный корсар. Уровень 1 / Il Corsaro Nero (страница 9)

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Il giovanotto era portato nella stanza superiore, disarmato del pugnaletto, legato per bene e gettato a fianco del notaio.

– Fatto, capitano, – ha detto Carmaux.

Il capitano si è avvicinato al giovane e ha chiesto:

– Voi siete?

– È uno dei miei migliori clienti, signore, – ha detto il notaio. – Oggi mi avrebbe pagato molto…

– Tacete voi, – ha detto bruscamente il Corsaro.

– Il notaio parla troppo! – ha esclamato Carmaux. – Se continua così, dobbiamo tagliargli la lingua.

Il giovane ha guardato il Corsaro e ha detto:

– Sono il figlio del giudice di Maracaibo, don Alonzo de Conxevio. Potete spiegarmi perché mi avete preso?

– Non importa, ma se starete tranquillo, non vi faremo male. Domani sarete libero, se tutto andrà bene.

– Domani? – ha gridato il giovane. – Oggi mi devo sposare con la figlia del capitano Vasconcellos!

– Vi sposerete domani.

– Badate! Mio padre è amico del Governatore. Potreste avere problemi. A Maracaibo ci sono soldati e cannoni.

Il Corsaro ha sorriso:

– Non ho paura. Anche io ho uomini e cannoni.

– Ma chi siete voi?

– Non importa, – ha detto il Corsaro e è andato alla finestra.

Carmaux e il negro frugavano la casa dalla cantina al solaio, per vedere se era possibile preparare una colazione e Wan Stiller si accomodava presso i due prigionieri onde impedire qualsiasi tentativo di fuga. Il Corsaro si è seduto a tavola quando hanno sentito bussare nuovamente alla porta.

– Chi può essere? – ha chiesto Carmaux. – Un altro cliente?

– Va a vedere, – ha detto il Corsaro.

Il marinaio non ha aspettato a lungo. Si è avvicinato alla finestra senza però alzare la persiana, e ha visto un uomo anziano davanti alla porta. L'uomo sembrava un servo od un usciere di tribunale.

– Diavolo! – ha mormorato. – Questo uomo cerca il giovanotto. La sposa, padrini e gli ospiti saranno preoccupati. Uhm!.. La situazione diventa difficile!..

Il servo continuava a bussare alla porta. Il rumore attirava l'attenzione dei vicini.

Bisognava assolutamente aprire la porta ed impadronirsi il servo prima che i vicini chiamassero i soldati.

Carmaux ed il negro sono scesi velocemente e hanno aperto la porta. Il servo era legato, imbavagliato, quindi portato nella camera superiore a tenere compagnia al[32] disgraziato padroncino ed al non meno sfortunato notaio.

Un duello fra gentiluomini

Tutti erano preoccupati per la brutta situazione causata dal giovane e dal suo matrimonio. La sua sparizione misteriosa e quella del servo avrebbero spaventato i parenti e si aspettavano presto delle nuove visite di amici, servi o forse soldati e giudici.

Il Corsaro e i suoi uomini avevano pensato a vari piani, ma nessuno sembrava buono. Fuggire era impossibile per il momento. Bisognava aspettare la notte, ma forse i parenti del giovane non li avrebbero lasciati tranquilli. I tre filibustieri stavano cercando un piano per uscire da quella situazione pericolosa, quando qualcuno ha bussato alla porta. Questa volta non era un servo, ma un gentiluomo castigliano con spada e pugnale, forse un parente del giovane. Il castigliano, vedendo che nessuno apriva, ha iniziato a bussare più forte. Sembrava impaziente e probabilmente pericoloso.

– Vai, Carmaux, – ha detto il Corsaro.

– Temo che sarà difficile catturarlo, comandante. Sembrava forte, opporrà una resistenza disperata.

– Io ti aiuterò e sai che sono forte.

Il Corsaro ha preso una spada, ha controllato la lama e se l'era appesa al fianco, dicendo:

– Acciaio di Toledo: sarà utile contro il castigliano.

Carmaux e il negro hanno aperto la porta e il gentiluomo è entrato con un'espressione arrabbiata e la mano sulla spada, dicendo con voce collerica:

– Ci vuole un cannone per farsi aprire?

Il nuovo venuto era un bell'uomo sulla quarantina, alto di statura, robusto, dal tipo maschio ed altero[33], con due occhi nerissimi ed una folta barba pure nera, che gli dava un aspetto marziale. Indossava un elegante costume spagnolo di seta nera e calzava alti stivali di pelle gialla.

– Perdonate signore, se abbiamo tardato, – ha risposto Carmaux, inchinandosi grottescamente dinanzi a lui, – ma eravamo occupati.

– A fare che cosa? – ha chiesto il castigliano.

– A curare il signor notaio.

– È ammalato forse?

– È stato preso da una potentissima febbre, signore.

– Chiamatemi conte, furfante.

– Scusatemi signor conte; io non avevo l'onore di conoscervi.

– Andatevene al diavolo!.. Dov'è mio nipote?.. Sono due ore che è venuto qui.

– Noi non abbiamo veduto nessuno.

– Tu vuoi burlarti di me!.. Dov'è il notaio?..

– È a letto, signore.

– Conducimi subito da lui.

Carmaux che voleva attirarlo in fondo al corridoio prima di fare segno al negro di mettere in opera[34] la sua forza muscolare, si è messo davanti al castigliano e, quando è arrivato alla scala, si è girato, dicendo:

– A te, compare!

Il negro si è avvicinato velocemente al castigliano. Il castigliano era in guardia e molto agile. Ha saltato i primi tre gradini[35] e ha spinto forte Carmaux. Poi ha tirato fuori la spada e ha gridato:

– Ah! Truffatori! Cosa significa questo attacco? Ora vi taglierò le orecchie!

– Se volete sapere che cosa significa questo attacco, ve lo dirò io, signore, – ha detto una voce.

Il Corsaro Nero è apparso sul pianerottolo con la spada in mano e ha iniziato a scendere le scale. Il castigliano si è girato senza perdere di vista[36] Carmaux e il negro, che si sono ritirati in fondo al corridoio e si sono messi di guardia alla porta. Carmaux aveva una lunga navaja e il negro aveva un pezzo di legno.

– Chi siete, signore? – ha chiesto il castigliano senza paura. – Dalle vostre vesti sembrate un gentiluomo, ma l'abito non fa il monaco[37]. Forse siete un bandito.

– Questa parola potrebbe costarvi cara, – ha risposto il Corsaro.

– Vedremo più tardi.

– Siete coraggioso, signore. Vi consiglio di deporre la spada e arrendervi.

– A chi?

– A me.

– Ad un bandito che tende un agguato[38] per uccidere le persone?

– No, al cavaliere Emilio di Roccanera, signore di Ventimiglia.

– Ah! Voi siete un gentiluomo! Perché il signore di Ventimiglia cerca di farmi uccidere dai suoi servi?

– Nessuno voleva uccidervi. Si voleva solo disarmarvi e tenervi prigioniero per qualche giorno.

– E perché?