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Эмилио Сальгари – Чёрный корсар. Уровень 1 / Il Corsaro Nero (страница 10)

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– Per impedirvi di avvisare l'autorità di Maracaibo che mi trovo qui, – ha risposto il Corsaro.

– Forse il signore di Ventimiglia ha problemi con l'autorità di Maracaibo?

– Non sono amato da loro, soprattutto da Wan Guld. Sarebbe felice di catturarmi, come io sarei felice di catturarlo.

– Non vi capisco, signore, – ha detto il castigliano.

– Questo non vi interessa. Volete arrendervi?

– Oh! Lo pensate veramente? Un uomo con la spada cedere senza difendersi?

– Allora dovrò uccidervi. Non posso permettervi di andarvene. Io e i miei compagni saremmo in pericolo.

– Ma chi siete voi infine?

– Avreste dovuto capirlo: noi siamo filibustieri della Tortue. Difendetevi, ora vi ucciderò.

– Lo credo, affrontando tre avversari.

– Non preoccupatevi di loro, – ha detto il Corsaro, indicando Carmaux e il negro. – Quando combatto, loro non si intromettono.

– In tal caso, vi combatterò e spero di vincere. Non conoscete ancora la forza del conte di Lerma.

– Come voi non conoscete quello del signore di Ventimiglia. Conte, difendetevi!..

– Una parola se me lo permettete. Cosa avete fatto di mio nipote e del suo servo?

– Sono prigionieri con il notaio, ma non preoccupatevi per loro. Domani saranno liberi e vostro nipote potrà sposare la sua bella.

– Grazie, cavaliere.

Il Corsaro Nero si è inchinato leggermente, poi è sceso rapidamente le scale e ha attaccato il castigliano con tanta forza che lui ha dovuto indietreggiare di due passi.

Per alcuni istanti nel corridoio stretto si sentiva solo il rumore delle spade. Carmaux e il negro, appoggiati alla porta, guardavano il duello senza parlare, seguendo con gli occhi i movimenti rapidi delle lame. Il castigliano combatteva bene, parava con calma e colpiva con precisione, ma presto ha capito che ha un avversario molto forte.

Dopo i primi colpi, il Corsaro Nero era diventato calmo. Non attaccava spesso, difendeva solo, per stancare l'avversario e studiare il suo gioco. Fermo nelle sue gambe muscolose, con il corpo diritto e gli occhi attenti, sembrava giocare. All'improvviso, il Corsaro è avanzato. Con un colpo secco ha disarmato l'avversario facendogli cadere la spada. Il castigliano, senza arma, è diventato pallido e ha gridato. La punta della spada del Corsaro minacciava il suo petto, poi si è rialzata.

– Voi siete un valoroso, – ha detto, salutando l'avversario. – Voi non volevate cedere la vostra arma: ora io me la prendo, ma vi lascio la vita.

Il castigliano è rimasto immobile, sorpreso di essere ancora vivo. Ha fatto due passi in avanti e ha teso la mano[39] al Corsaro, dicendo:

– I miei compatrioti dicono che i filibustieri sono uomini senza fede, solo ladri di mare; io ora posso dire che fra loro ci sono anche dei valorosi. Signor cavaliere, ecco la mia mano: grazie!

Il Corsaro gliel'ha stretta cordialmente[40], poi raccogliendo la spada caduta e porgendola al conte ha risposto:

– Conservate la vostra arma, signore; mi basta che voi promettiate di non usarla contro di noi fino a domani.

– Ve lo prometto, cavaliere, sul mio onore.

– Ora lasciatevi legare senza resistenza. Mi dispiace fare questo, ma è necessario.

– Fate quello che credete.

Ad un cenno del Corsaro, Carmaux si è avvicinato al castigliano e gli ha legato le mani, poi l'ha affidato al negro, che l'ha condotto nella stanza superiore con il nipote, il servo e il notaio.

‹…›

Alla fine della viuzza è apparso un gruppo di soldati con un tenente e molti curiosi. Erano due dozzine di soldati con fucili, spade e altri armi. Con il tenente c'era un vecchio signore con la barba bianca e una spada; forse un parente del conte.

Il gruppo si è avvicinato alla casa e si è fermato a dieci passi. I soldati hanno preparato i fucili. Il tenente ha osservato le finestre, ha scambiato alcune parole con il vecchio e poi ha bussato alla porta gridando:

– In nome del Governatore, aprite!

– Siete pronti, miei prodi? – ha chiesto il Corsaro.

– Siamo pronti, signore, – hanno risposto Carmaux, Wan Stiller e il negro.

– Voi resterete con me. E tu, mio amico africano, vai su e guarda se c'è una finestra sul tetto da dove possiamo scappare.

Detto questo, ha aperto le persiane e, chinandosi sulla finestra, ha chiesto:

– Cosa volete, signore?..

Il tenente, vedendo quel uomo invece del notaio, è restato fermo e lo guardava con stupore.

– Chi siete? – ha chiesto dopo un momento. – Io cerco il notaio.

– Rispondo io per lui, non può muoversi ora.

– Allora aprite la porta: è un ordine del Governatore.

– E se non voglio?

– In tal caso, non rispondo delle conseguenze. Sono accadute cose strane in questa casa, e ho l'ordine di sapere cosa è avvenuto del Signor Pedro Conxevio, del suo servo e del suo zio, il conte di Lerma.

– Se volete saperlo, vi dico che sono tutti vivi e di buon umore.

– Fateli scendere.

– È impossibile, signore, – ha risposto il Corsaro.

– Vi ordino di obbedire o farò sfasciare la porta.

– Fatelo, ma vi avverto che dietro la porta c'è un barilotto di polvere e al primo tentativo di romperla, io accendo la miccia e faccio saltare la casa con il notaio, il signor Conxevio, il servo e il conte di Lerma. Ora provateci, se osate!..

Udendo quelle parole, i soldati e i curiosi si sono spaventati, alcuni di loro si sono allontanati. Anche il tenente ha fatto un passo indietro. Il Corsaro restava tranquillamente alla finestra, osservando gli archibugi dei soldati. Carmaux e Wan Stiller, dietro di lui, controllavano i vicini che si erano radunati sulle terrazze e sui balconi.

– Ma chi siete? – ha chiesto finalmente il tenente.

– Un uomo che non vuole essere disturbato da nessuno, nemmeno dagli ufficiali del governatore, – ha risposto il Corsaro.

– Ditemi il vostro nome.

– No.

– Vi costringerò.

– E io farò saltare la casa.

– Ma voi siete pazzo.

– Quanto lo siete voi.

– Ah! Insultate?

– No, signor mio, rispondo.

– Basta!.. Lo scherzo è durato troppo.

– Lo volete? Ehi, Carmaux… Vai a mettere il fuoco al barilotto di polvere!..

Una fuga prodigiosa

Quando hanno sentito l'ordine, un urlo di paura è uscito non solo dalla folla, ma anche dai soldati. Soprattutto i vicini, e con ragione, perché saltando la casa del notaio sarebbero crollate anche le loro. Solo il tenente è rimasto coraggiosamente al suo posto.

– No!.. Fermatevi, signore!.. – ha gridato. – Siete pazzo?

– Volete qualcosa? – gli ha chiesto il Corsaro, con la sua solita voce calma.