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Данте Алигьери – La Divina commedia / Божественная комедия. Книга для чтения на итальянском языке (страница 36)

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de la quartana, c’ha già l’unghie smorte, e triema tutto pur guardando ’l rezzo, 88 tal divenn’ io a le parole porte; ma vergogna mi fé le sue minacce, che innanzi a buon segnor fa servo forte. 91 I’ m’assettai in su quelle spallacce; sì volli dir, ma la voce non venne com’ io credetti: ’Fa che tu m’abbracce’. 94 Ma esso, ch’altra volta mi sovvenne ad altro forse, tosto ch’i’ montai con le braccia m’avvinse e mi sostenne; 97 e disse: «Gerion, moviti omai: le rote larghe, e lo scender sia poco; pensa la nova soma che tu hai». 100 Come la navicella esce di loco in dietro in dietro, sì quindi si tolse; e poi ch’al tutto si sentì a gioco, 103 là ’v’ era ’l petto, la coda rivolse, e quella tesa, come anguilla, mosse, e con le branche l’aere a sé raccolse. 106 Maggior paura non credo che fosse quando Fetonte abbandonò li freni, per che ’l ciel, come pare ancor, si cosse; 109 né quando Icaro misero le reni sentì spennar per la scaldata cera, gridando il padre a lui «Mala via tieni!», 112 che fu la mia, quando vidi ch’i’ era ne l’aere d’ogne parte, e vidi spenta ogne veduta fuor che de la fera. 115 Ella sen va notando lenta lenta; rota e discende, ma non me n’accorgo se non che al viso e di sotto mi venta. 118 Io sentia già da la man destra il gorgo far sotto noi un orribile scroscio, per che con li occhi ’n giù la testa sporgo. 121 Allor fu’ io più timido a lo scoscio, però ch’i’ vidi fuochi e senti’ pianti; ond’ io tremando tutto mi raccoscio. 124 E vidi poi, ché nol vedea davanti, lo scendere e ’l girar per li gran mali che s’appressavan da diversi canti. 127 Come ’l falcon ch’è stato assai su l’ali, che sanza veder logoro o uccello fa dire al falconiere «Omè, tu cali!», 130 discende lasso onde si move isnello, per cento rote, e da lunge si pone dal suo maestro, disdegnoso e fello; 133 così ne puose al fondo Gerione al piè al piè de la stagliata rocca, e, discarcate le nostre persone, 136 si dileguò come da corda cocca.

Canto XVIII

Luogo è in inferno detto Malebolge, tutto di pietra di color ferrigno, come la cerchia che dintorno il volge. 4 Nel dritto mezzo del campo maligno vaneggia un pozzo assai largo e profondo, di cui suo loco dicerò l’ordigno. 7 Quel cinghio che rimane adunque è tondo tra ’l pozzo e ’l piè de l’alta ripa dura, e ha distinto in dieci valli il fondo. 10 Quale, dove per guardia de le mura più e più fossi cingon li castelli, la parte dove son rende figura, 13 tale imagine quivi facean quelli;