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Данте Алигьери – La Divina commedia / Божественная комедия. Книга для чтения на итальянском языке (страница 37)

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e come a tai fortezze da’ lor sogli a la ripa di fuor son ponticelli, 16 così da imo de la roccia scogli movien che ricidien li argini e ’ fossi infino al pozzo che i tronca e raccogli. 19 In questo luogo, de la schiena scossi di Gerion, trovammoci; e ’l poeta tenne a sinistra, e io dietro mi mossi. 22 A la man destra vidi nova pieta, novo tormento e novi frustatori, di che la prima bolgia era repleta. 25 Nel fondo erano ignudi i peccatori; dal mezzo in qua ci venien verso ’l volto, di là con noi, ma con passi maggiori, 28 come i Roman per l’essercito molto, l’anno del giubileo, su per lo ponte hanno a passar la gente modo colto, 31 che da l’un lato tutti hanno la fronte verso ’l castello e vanno a Santo Pietro, da l’altra sponda vanno verso ’l monte. 34 Di qua, di là, su per lo sasso tetro vidi demon cornuti con gran ferze, che li battien crudelmente di retro. 37 Ahi come facean lor levar le berze a le prime percosse! già nessuno le seconde aspettava né le terze. 40 Mentr’ io andava, li occhi miei in uno furo scontrati; e io sì tosto dissi: «Già di veder costui non son digiuno». 43 Per ch’io a figurarlo i piedi affissi; e ’l dolce duca meco si ristette, e assentio ch’alquanto in dietro gissi. 46 E quel frustato celar si credette bassando ’l viso; ma poco li valse, ch’io dissi: «O tu che l’occhio a terra gette, 49 se le fazion che porti non son false, Venedico se’ tu Caccianemico. Ma che ti mena a sì pungenti salse?». 52 Ed elli a me: «Mal volontier lo dico; ma sforzami la tua chiara favella, che mi fa sovvenir del mondo antico. 55 I’ fui colui che la Ghisolabella condussi a far la voglia del marchese, come che suoni la sconcia novella. 58 E non pur io qui piango bolognese; anzi n’è questo loco tanto pieno, che tante lingue non son ora apprese 61 a dicer ’sipa’ tra Sàvena e Reno; e se di ciò vuoi fede o testimonio, rècati a mente il nostro avaro seno». 64 Così parlando il percosse un demonio de la sua scuriada, e disse: «Via, ruffian! qui non son femmine da conio». 67 I’ mi raggiunsi con la scorta mia; poscia con pochi passi divenimmo là ’v’ uno scoglio de la ripa uscia. 70 Assai leggeramente quel salimmo; e vòlti a destra su per la sua scheggia, da quelle cerchie etterne ci partimmo. 73 Quando noi fummo là dov’ el vaneggia di sotto per dar passo a li sferzati, lo duca disse: «Attienti, e fa che feggia 76 lo viso in te di quest’ altri mal nati, ai quali ancor non vedesti la faccia però che son con noi insieme andati».