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Данте Алигьери – La Divina commedia / Божественная комедия. Книга для чтения на итальянском языке (страница 44)

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67 Con quel furore e con quella tempesta ch’escono i cani addosso al poverello che di sùbito chiede ove s’arresta, 70 usciron quei di sotto al ponticello, e volser contra lui tutt’ i runcigli; ma el gridò: «Nessun di voi sia fello! 73 Innanzi che l’uncin vostro mi pigli, traggasi avante l’un di voi che m’oda, e poi d’arruncigliarmi si consigli». 76 Tutti gridaron: «Vada Malacoda!»; per ch’un si mosse – e li altri stetter fermi - e venne a lui dicendo: «Che li approda?». 79 «Credi tu, Malacoda, qui vedermi esser venuto», disse ’l mio maestro, «sicuro già da tutti vostri schermi, 82 sanza voler divino e fato destro? Lascian’ andar, ché nel cielo è voluto ch’i’ mostri altrui questo cammin silvestro». 85 Allor li fu l’orgoglio sì caduto, ch’e’ si lasciò cascar l’uncino a’ piedi, e disse a li altri: «Omai non sia feruto». 88 E ’l duca mio a me: «O tu che siedi tra li scheggion del ponte quatto quatto, sicuramente omai a me ti riedi». 91 Per ch’io mi mossi e a lui venni ratto; e i diavoli si fecer tutti avanti, sì ch’io temetti ch’ei tenesser patto; 94 così vid’ io già temer li fanti ch’uscivan patteggiati di Caprona, veggendo sé tra nemici cotanti. 97 I’ m’accostai con tutta la persona lungo ’l mio duca, e non torceva li occhi da la sembianza lor ch’era non buona. 100 Ei chinavan li raffi e «Vuo’ che ’l tocchi», diceva l’un con l’altro, «in sul groppone?». E rispondien: «Sì, fa che gliel’ accocchi». 103 Ma quel demonio che tenea sermone col duca mio, si volse tutto presto e disse: «Posa, posa, Scarmiglione!». 106 Poi disse a noi: «Più oltre andar per questo iscoglio non si può, però che giace tutto spezzato al fondo l’arco sesto. 109 E se l’andare avante pur vi piace, andatevene su per questa grotta; presso è un altro scoglio che via face. 112 Ier, più oltre cinqu’ ore che quest’ otta, mille dugento con sessanta sei anni compié che qui la via fu rotta. 115 Io mando verso là di questi miei a riguardar s’alcun se ne sciorina; gite con lor, che non saranno rei». 118 «Tra’ti avante, Alichino, e Calcabrina», cominciò elli a dire, «e tu, Cagnazzo; e Barbariccia guidi la decina. 121 Libicocco vegn’ oltre e Draghignazzo, Ciriatto sannuto e Graffiacane e Farfarello e Rubicante pazzo. 124 Cercate ’ntorno le boglienti pane; costor sian salvi infino a l’altro scheggio che tutto intero va sovra le tane». 127 «Omè, maestro, che è quel ch’i’ veggio?», diss’ io, «deh, sanza scorta andianci soli, se tu sa’ ir; ch’i’ per me non la cheggio. 130 Se tu se’ sì accorto come suoli, non vedi tu ch’e’ digrignan li denti