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Данте Алигьери – La Divina commedia / Божественная комедия. Книга для чтения на итальянском языке (страница 46)

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li fé sentir come l’una sdruscia. 58 Tra male gatte era venuto ’l sorco; ma Barbariccia il chiuse con le braccia e disse: «State in là, mentr’ io lo ’nforco». 61 E al maestro mio volse la faccia; «Domanda», disse, «ancor, se più disii saper da lui, prima ch’altri ’l disfaccia». 64 Lo duca dunque: «Or dì: de li altri rii conosci tu alcun che sia latino sotto la pece?». E quelli: «I’ mi partii, 67 poco è, da un che fu di là vicino. Così foss’ io ancor con lui coperto, ch’i’ non temerei unghia né uncino!». 70 E Libicocco «Troppo avem sofferto», disse; e preseli ’l braccio col runciglio, sì che, stracciando, ne portò un lacerto. 73 Draghignazzo anco i volle dar di piglio giuso a le gambe; onde ’l decurio loro si volse intorno intorno con mal piglio. 76 Quand’ elli un poco rappaciati fuoro, a lui, ch’ancor mirava sua ferita, domandò ’l duca mio sanza dimoro: 79 «Chi fu colui da cui mala partita di’ che facesti per venire a proda?». Ed ei rispuose: «Fu frate Gomita, 82 quel di Gallura, vasel d’ogne froda, ch’ebbe i nemici di suo donno in mano, e fé sì lor, che ciascun se ne loda. 85 Danar si tolse e lasciolli di piano, sì com’ e’ dice; e ne li altri offici anche barattier fu non picciol, ma sovrano. 88 Usa con esso donno Michel Zanche di Logodoro; e a dir di Sardigna le lingue lor non si sentono stanche. 91 Omè, vedete l’altro che digrigna; i’ direi anche, ma i’ temo ch’ello non s’apparecchi a grattarmi la tigna». 94 E ’l gran proposto, vòlto a Farfarello che stralunava li occhi per fedire, disse: «Fatti ’n costà, malvagio uccello!». 97 «Se voi volete vedere o udire», ricominciò lo spaurato appresso, «Toschi o Lombardi, io ne farò venire; 100 ma stieno i Malebranche un poco in cesso, sì ch’ei non teman de le lor vendette; e io, seggendo in questo loco stesso, 103 per un ch’io son, ne farò venir sette quand’ io suffolerò, com’ è nostro uso di fare allor che fori alcun si mette». 106 Cagnazzo a cotal motto levò ’l muso, crollando ’l capo, e disse: «Odi malizia ch’elli ha pensata per gittarsi giuso!». 109 Ond’ ei, ch’avea lacciuoli a gran divizia, rispuose: «Malizioso son io troppo, quand’ io procuro a’ mia maggior trestizia». 112 Alichin non si tenne e, di rintoppo a li altri, disse a lui: «Se tu ti cali, io non ti verrò dietro di gualoppo, 115 ma batterò sovra la pece l’ali. Lascisi ’l collo, e sia la ripa scudo, a veder se tu sol più di noi vali». 118 O tu che leggi, udirai nuovo ludo: ciascun da l’altra costa li occhi volse, quel prima, ch’a ciò fare era più crudo. 121 Lo Navarrese ben suo tempo colse;