Святослав Альбирео – Solo Per Uno Schiavo (страница 13)
I due, quindi, si baciarono. Ma Stine uscì dalla stanza, mentre lei iniziò a spogliarsi.
L’incontro con quel ragazzino sfacciato aveva fatto accrescere la sua voglia di scopare a livelli inimmaginabili.
Voleva un maschio e lo voleva subito.
“Vieni qui e lavora, invece di bighellonare,” disse ad Alon.
“Vado prima a lavarmi, Padrona?” chiese lui, trattenendo uno sbadiglio.
“Non ne hai bisogno,” rispose la donna, con una scrollata di spalle.
La Bestia si alzò, lentamente. Ogni movimento era pura agonia. Ma nulla poteva superare la sua
Aletta si sedette sul bordo del letto. Sorridente, accarezzò le lenzuola.
“Vieni qui,” disse.
Alon si avvicinò e si sdraiò accanto a lei. La donna lo avvicinò a sé e lui quasi soffocò nel suo petto.
“Coraggio,” sospirò. “Datti da fare.”
Alon l’abbracciò, per poi accarezzarla. Conosceva quell’atteggiamento. Era raro, ma la sua Signora non aveva quasi segreti per lui. Sapeva che voleva essere baciata e sapeva che pretendeva ricevere complimenti. Anche esagerati, non importava. Ma prima, la penetrò. Dopotutto, una cosa per volta.
“Dimmi che sono bella, dimmi che sono una bomba a letto,” sussurrò.
“Siete deliziosa, mia Padrona.”
“Di più.”
“Siete bellissima, mia adorata,” mormorò Alon, muovendosi sempre più veloce.
La donna chiuse gli occhi, in estasi. Venne tra quelle forti braccia, ignorando -come sempre- che lo Schiavo era costretto a tutto ciò.
Ma subito dopo, tutto tornò uguale a prima.
Ogni giorno, Aletta faceva un clistere alla Bestia. Mezz’ora dopo ogni pasto. Così, perché poteva. E come ogni giorno, la Compagnia si riuniva in piscina. Quel pomeriggio, la discussione verteva su come rapire Ad.
“Presto avremo carne fresca, tra i ranghi,” disse Amos, uno degli Schiavi di Gene.
Era un giorno speciale. Infatti, non solo gli Schiavi potevano nuotare nella stessa piscina dei loro Signori ma -evento più unico che raro- avevano avuto perfino il permesso di comunicare fra di loro.
Alon fissava l’acqua, fingendo non gli importasse di nessuna conversazione e nessun novellino da rapire.
Dopo la piscina, tutta l’allegra combriccola decise di ritirarsi -di nuovo- nella suite di Aletta. La donna guidava il suo Schiavo, tenendogli il cazzo in mano. A mo’ di guinzaglio.
Ad vagò come un disperato alla ricerca della Bestia per tutto il santo giorno. All’improvviso, gli parve di vedere una schiena -e un
Non era mica uno Schiavo?
Si appoggiò al muro, mordendosi le nocche.
Che fare? Che pensare?
Ma osservare quella grande e terribile bellezza così sottomessa fece scattare qualcosa nel giovane.
E se ci fosse stato lui, al posto di quel vecchio? Avrebbe potuto possederlo. Gli sarebbe appartenuto. Sarebbe stato tutto suo, solo suo.
Tali pensieri vennero bruscamente interrotti quando quel bavoso venne in bocca ad Alon. Subito dopo, tutta la cricca sparì dietro a una porta.
Ad si avvicinò. Non sapeva se bussarla o sfondarla a calci.
Nel dubbio, un po’ di entrambe. Almeno, così aveva intenzione di fare.
“Oh, ma chi è che abbiamo qui?” disse una voce alle sue spalle.
“So-”
“Troppe chiacchere,” lo interruppe l’altro. Aprì la porta della suite e lo spinse dentro.
Senza saperlo, lo sconosciuto gli aveva fatto un immenso favore. Si trovava proprio dove voleva essere.
Tutti i Padroni si girarono a guardare i nuovi arrivati.
“Gene?!” esclamò Aletta. “Sono sbalordita!”
“Sì, beh, immagino,” rispose il Padrone.
“Dove l'hai trovato?” chiese Melinda. Poi, rise. “È proprio da te! Vecchio marpione!”
“Era dietro la porta. Quindi, adess-”
Il giovane si guardò a malapena attorno. Una volta individuato Alon, si mosse verso di lui.
Stine lo afferrò subito per la spalla, affrontandolo faccia a faccia.
“Ben fatto. Fate partire il conto alla rovescia! Ci è entrato di sua sponte, nella tana del lupo.”
Ad si scrollò di dosso quella mano sudaticcia e continuò a camminare verso la Bestia.
Stine -da bravo maschio che non ci arriva - lo afferrò per i capelli, tirandolo indietro.
“Non ho finito di parlare.”
“
“No, vabbè! Ma che, c’ha veramente creduto?!” rise Aletta. “Cos’è, il bel bambino non aveva capito che Al è uno Schiavo?”
Ad ebbe conferma ai suoi sospetti e paure.
Che cazzo di triste mondo malato permetteva che uno così fosse sottomesso a gentaglia simile?!
Ma non si fece buttare giù di morale.
“Come no! Sono qui per comprarlo, infatti! Quanto vuoi?” propose, col più smagliante dei sorrisi.
Ad Alon quasi cadde la mascella. Cosa pensava di fare, quell’incosciente? Era stato catturato, benché non se ne rendesse conto. L’avrebbero distrutto, corpo e spirito. Dove cazzo era il suo Protettore? Si ritrovò, suo malgrado, a fissare il bel viso di Ad. Pensava di non rivederlo mai più. E avrebbe preferito così che saperlo in pericolo. Invece, eccolo che sfidava i Padroni. Il suo sogno di una vita insieme stava crollando davanti ai suoi occhi.
“Vuoi averlo?” chiese Stine, col suo tipico sorrisetto da schiaffi.
Ad annuì.
“Cosa ci dai, in cambio?”
“Cosa volete?”
“Questo Schiavo non è in vendita,” continuò a sogghignare Stine. “Ma puoi sempre restare qui. Quando te lo meriterai,
“Oh,” disse Gene a Melinda. “Quando Stine avrà finito di mettersi in mostra, voglio che il novellino spompini Al come si deve. Dopo, in camera mia, gli taglierò le palle.”
Detto ciò, girò i tacchi e uscì.
“Cosa intendi con '
“Se farai il bravo bimbo obbediente,” ridacchiò Stine.
“Per quanto tempo?”
“Per quanto tempo cosa?” domandò, per davvero, il Padrone.