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Данте Алигьери – La Divina commedia / Божественная комедия. Книга для чтения на итальянском языке (страница 29)

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mei si stingueva mentre ch’era solo: 37 tale scendeva l’etternale ardore; onde la rena s’accendea, com’ esca sotto focile, a doppiar lo dolore. 40 Sanza riposo mai era la tresca de le misere mani, or quindi or quinci escotendo da sé l’arsura fresca. 43 I’ cominciai: «Maestro, tu che vinci tutte le cose, fuor che ’ demon duri ch’a l’intrar de la porta incontra uscinci, 46 chi è quel grande che non par che curi lo ’ncendio e giace dispettoso e torto, sì che la pioggia non par che ’l marturi?». 49 E quel medesmo, che si fu accorto ch’io domandava il mio duca di lui, gridò: «Qual io fui vivo, tal son morto. 52 Se Giove stanchi ’l suo fabbro da cui crucciato prese la folgore aguta onde l’ultimo dì percosso fui; 55 o s’elli stanchi li altri a muta a muta in Mongibello a la focina negra, chiamando «Buon Vulcano, aiuta, aiuta!», 58 sì com’ el fece a la pugna di Flegra, e me saetti con tutta sua forza: non ne potrebbe aver vendetta allegra». 61 Allora il duca mio parlò di forza tanto, ch’i’ non l’avea sì forte udito: «O Capaneo, in ciò che non s’ammorza 64 la tua superbia, se’ tu più punito; nullo martiro, fuor che la tua rabbia, sarebbe al tuo furor dolor compito». 67 Poi si rivolse a me con miglior labbia, dicendo: «Quei fu l’un d’i sette regi ch’assiser Tebe; ed ebbe e par ch’elli abbia 70 Dio in disdegno, e poco par che ’l pregi; ma, com’ io dissi lui, li suoi dispetti sono al suo petto assai debiti fregi. 73 Or mi vien dietro, e guarda che non metti, ancor, li piedi ne la rena arsiccia; ma sempre al bosco tien li piedi stretti». 76 Tacendo divenimmo là ’ve spiccia fuor de la selva un picciol fiumicello, lo cui rossore ancor mi raccapriccia. 79 Quale del Bulicame esce ruscello che parton poi tra lor le peccatrici, tal per la rena giù sen giva quello. 82 Lo fondo suo e ambo le pendici fatt’ era ’n pietra, e ’ margini da lato; per ch’io m’accorsi che ’l passo era lici. 85 «Tra tutto l’altro ch’i’ t’ho dimostrato, poscia che noi intrammo per la porta lo cui sogliare a nessuno è negato, 88 cosa non fu da li tuoi occhi scorta notabile com’ è ’l presente rio, che sovra sé tutte fiammelle ammorta». 91 Queste parole fuor del duca mio; per ch’io ’l pregai che mi largisse ’l pasto di cui largito m’avea il disio. 94 «In mezzo mar siede un paese guasto», diss’ elli allora, «che s’appella[11] Creta, sotto ’l cui rege fu già ’l mondo casto. 97 Una montagna v’è che già fu lieta d’acqua e di fronde, che si chiamò Ida; or è diserta come cosa vieta. 100 Rea la scelse già per cuna fida