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Данте Алигьери – La Divina commedia / Божественная комедия. Книга для чтения на итальянском языке (страница 23)

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e in quel che fidanza non imborsa. 55 Questo modo di retro par ch’incida pur lo vinco d’amor che fa natura; onde nel cerchio secondo s’annida 58 ipocresia, lusinghe e chi affattura, falsità, ladroneccio e simonia, ruffian, baratti e simile lordura. 61 Per l’altro modo quell’ amor s’oblia che fa natura, e quel ch’è poi aggiunto, di che la fede spezial si cria; 64 onde nel cerchio minore, ov’ è ’l punto de l’universo in su che Dite siede, qualunque trade in etterno è consunto». 67 E io: «Maestro, assai chiara procede la tua ragione, e assai ben distingue questo baràtro e ’l popol ch’e’ possiede. 70 Ma dimmi: quei de la palude pingue, che mena il vento, e che batte la pioggia, e che s’incontran con sì aspre lingue, 73 perché non dentro da la città roggia sono ei puniti, se Dio li ha in ira? e se non li ha, perché sono a tal foggia?». 76 Ed elli a me «Perché tanto delira», disse, «lo ’ngegno tuo da quel che sòle? o ver la mente dove altrove mira? 79 Non ti rimembra di quelle parole con le quai la tua Etica pertratta le tre disposizion che ’l ciel non vole, 82 incontenenza, malizia e la matta bestialitade? e come incontenenza men Dio offende e men biasimo accatta? 85 Se tu riguardi ben questa sentenza, e rechiti a la mente chi son quelli che sù di fuor sostegnon penitenza, 88 tu vedrai ben perché da questi felli sien dipartiti, e perché men crucciata la divina vendetta li martelli». 91 «O sol che sani ogne vista turbata, tu mi contenti sì quando tu solvi, che, non men che saver, dubbiar m’aggrata. 94 Ancora in dietro un poco ti rivolvi», diss’ io, «là dove di’ ch’usura offende la divina bontade, e ’l groppo solvi». 97 «Filosofia», mi disse, «a chi la ’ntende, nota, non pure in una sola parte, come natura lo suo corso prende 100 dal divino ’ntelletto e da sua arte; e se tu ben la tua Fisica note, tu troverai, non dopo molte carte, 103 che l’arte vostra quella, quanto pote, segue, come ’l maestro fa ’l discente; sì che vostr’ arte a Dio quasi è nepote. 106 Da queste due, se tu ti rechi a mente lo Genesì dal principio, convene prender sua vita e avanzar la gente; 109 e perché l’usuriere altra via tene, per sé natura e per la sua seguace dispregia, poi ch’in altro pon la spene. 112 Ma seguimi oramai che ’l gir mi piace; ché i Pesci guizzan su per l’orizzonta, e ’l Carro tutto sovra ’l Coro giace, 115 e ’l balzo via là oltra si dismonta».

Canto XII

Era lo loco ov’ a scender la riva venimmo, alpestro e, per quel che v’er’ anco,