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Данте Алигьери – La Divina commedia / Божественная комедия. Книга для чтения на итальянском языке (страница 19)

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un fracasso d’un suon, pien di spavento, per cui tremavano amendue le sponde, 67 non altrimenti fatto che d’un vento impetuoso per li avversi ardori, che fier la selva e sanz’ alcun rattento 70 li rami schianta, abbatte e porta fori; dinanzi polveroso va superbo, e fa fuggir le fiere e li pastori. 73 Li occhi mi sciolse e disse: «Or drizza il nerbo del viso su per quella schiuma antica per indi ove quel fummo è più acerbo». 76 Come le rane innanzi a la nimica biscia per l’acqua si dileguan tutte, fin ch’a la terra ciascuna s’abbica, 79 vid’ io più di mille anime distrutte fuggir così dinanzi ad un ch’al passo passava Stige con le piante asciutte. 82 Dal volto rimovea quell’ aere grasso, menando la sinistra innanzi spesso; e sol di quell’ angoscia parea lasso. 85 Ben m’accorsi ch’elli era da ciel messo, e volsimi al maestro; e quei fé segno ch’i’ stessi queto ed inchinassi ad esso. 88 Ahi quanto mi parea pien di disdegno! Venne a la porta e con una verghetta l’aperse, che non v’ebbe alcun ritegno. 91 «O cacciati del ciel, gente dispetta», cominciò elli in su l’orribil soglia, «ond’ esta oltracotanza in voi s’alletta? 94 Perché recalcitrate a quella voglia a cui non puote il fin mai esser mozzo, e che più volte v’ha cresciuta doglia? 97 Che giova ne le fata dar di cozzo? Cerbero vostro, se ben vi ricorda, ne porta ancor pelato il mento e ’l gozzo». 100 Poi si rivolse per la strada lorda, e non fé motto a noi, ma fé sembiante d’omo cui altra cura stringa e morda 103 che quella di colui che li è davante; e noi movemmo i piedi inver’ la terra, sicuri appresso le parole sante. 106 Dentro li ’ntrammo sanz’ alcuna guerra; e io, ch’avea di riguardar disio la condizion che tal fortezza serra, 109 com’ io fui dentro, l’occhio intorno invio: e veggio ad ogne man grande campagna, piena di duolo e di tormento rio. 112 Sì come ad Arli, ove Rodano stagna, sì com’ a Pola, presso del Carnaro ch’Italia chiude e suoi termini bagna, 115 fanno i sepulcri tutt’ il loco varo, così facevan quivi d’ogne parte, salvo che ’l modo v’era più amaro; 118 ché tra li avelli fiamme erano sparte, per le quali eran sì del tutto accesi, che ferro più non chiede verun’ arte. 121 Tutti li lor coperchi eran sospesi, e fuor n’uscivan sì duri lamenti, che ben parean di miseri e d’offesi. 124 E io: «Maestro, quai son quelle genti che, seppellite dentro da quell’ arche, si fan sentir coi sospiri dolenti?». 127 E quelli a me: «Qui son li eresiarche con lor seguaci, d’ogne setta, e molto più che non credi son le tombe carche.