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Carol Lynne – Tramonto Al Lago Delle Tartarughe (страница 4)

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"Hai capito che ho detto?” disse Ian, scrollandolo dai suoi pensieri.

"Ummm, no. Scusa, ero distratto. Che hai detto?"

“Ho detto che mia sorella capirà se non passo il Natale con lei.” ripeté Ian.

Sam sapeva che sarebbe stato pericoloso portarsi Ian nella sua casa di famiglia per un po’, d’altra parte trovare una persona così capace di occuparsi di sua madre sarebbe stato quasi impossibile. Non solo era un bravo infermiere, ma anche un volto amico per lei, e probabilmente l’unico conforto. Ian era perfetto, per sua madre Gloria. I due si capivano al volo.

"Credo che dovrai prendere accordi particolari con la Compagnia Aerea, per il viaggio.” gli disse Ian.

"Lo so. Pensi che abbia bisogno di lezioni? - rispose Sam, sgarbatamente - Forse è meglio non farne nulla. Magari non riconoscerebbe più la sua vecchia casa.”

Ian si schiarì la gola. "Non voglio complicare le cose, Sam. Sto solo cercando di aiutarti. E voglio che tu sia preparato, per ciò che potrà succedere…Dovrai usare tutto il tuo coraggio.”

“Una cosa che lei mi ha insegnato fin da piccolo. Mi diceva che non bisogna mai lasciarsi prendere dalla paura, altrimenti non si riuscirà mai a fare qualcosa di buono, nella vita. Ho paura di quello che succederà, Ian, ma non voglio che questo m’impedisca di starle vicino nei suoi ultimi giorni."

Sam non era affatto pronto a dire addio a sua madre, ma lei sarebbe morta comunque, che lui lo volesse o meno.

"Va bene. Dimmi solo quando vuoi che partiamo, così preparo tutto."

“Darò un’occhiata ai voli prima della fine della giornata. Verrò a stare da voi per qualche giorno, poi partiremo.”

Sam prese mentalmente nota di chiamare Jim Weatherly, l'uomo che aveva assunto per prendersi cura della sua casa di famiglia. Sam non sapeva che tempo facesse, a Turtle Lake. Diavolo, per quanto ne sapeva potevano essere in piena tormenta di neve, laggiù!

"Mi sta bene. Fammi sapere quando vieni, così ti preparo la cena.”

Era troppo servizievole per i gusti di Sam. Poteva prenderci gusto, a essere viziato da lui, e questo non andava bene. Per quanto a Sam piacesse, avrebbe troncato i rapporti con Ian non appena sua madre fosse…No! Sam scacciò via dalla mente quell’orribile pensiero.

“Ti pago per prenderti cura di mia madre, non di me.”

“Come ti pare.” brontolò Ian, e troncò la conversazione.

Sam chiuse il cellulare. Voltandosi di nuovo verso la finestra, provò a visualizzare un bel fuoco scoppiettante nel camino della sua vecchia casa, costruita da suo nonno poco prima che i suoi genitori si sposassero. Malgrado il padre, negli anni, avesse fatto vari ampliamenti, la parte originaria non era mai stata toccata.

Si chiese se tornare là sarebbe stato davvero un bene, per sua madre. Di certo sarebbe stata felice di ritrovare l’ambiente familiare e le sue vecchie cose, ma poi si sarebbe scontrata anche con i ricordi che la legavano al marito defunto, l’uomo che aveva amato per una vita e perduto troppo presto. Diavolo, erano passati quasi otto anni dalla morte prematura di suo padre, e Sam non aveva ancora elaborato la sua perdita! Forse era questo il problema.

E se fosse una mia incapacità, non riuscire a elaborare le emozioni? Come farò ad accettare la morte di…” rifletté.

Paula, una delle assistenti legali dello studio, fece capolino dalla sua porta aperta.

"Ho i documenti che mi hai chiesto sul caso Young; vuoi dargli un’occhiata?”

Merda. Sam scosse la testa. “Scusa, Paula. Ma devo parlare urgentemente con il signor Chessler. Ho intenzione di prendermi un periodo di ferie, quindi questo caso verrà riassegnato.”

La ragazza si morse il labbro inferiore. "Tua madre?" "Sì." Era stato difficile per Sam mantenere nascosta la malattia di sua madre ai suoi più stretti collaboratori, quindi non si stupì della sua domanda.

"Voglio trascorrere con lei le vacanze di Natale nella nostra vecchia casa."

"Bello." disse Paula. Forse. Sam non ne era così sicuro. Aprì l’ultimo cassetto della scrivania e ne tirò fuori un pacco incartato. "Nel caso non ci vedessimo prima che me ne vado, ti avevo comprato un pensierino per Natale."

Paula appoggiò sulla scrivania i fascicoli che aveva ancora tra le braccia e allungò una mano a prendere il pacchetto. "Grazie, ma lo sai che non dovevi farlo."

"Sapevamo entrambi che lo avrei fatto. Mi hai fatto risparmiare ore di lavoro negli ultimi tempi, e questo regalo è un modo per dimostrarti la mia gratitudine.”

”Vuoi che lo scarto adesso?” chiese Paula, ma Sam scosse la testa. Si sentiva sempre in difficoltà quando si trattava di scartare regali, soprattutto se erano destinati a delle femmine. A parte sua madre, non le conosceva abbastanza per capire i loro gusti e aveva sempre paura di sbagliare. Aveva comprato una sciarpetta firmata per Paula solo perché aveva notato che era solita portarne. "Meglio di no.” rispose.

Paula prese la scatola e la mise insieme ai fascicoli. "Bene, grazie allora. Ti auguro un Natale sereno.”

“Anche a te.” disse Sam.

* * * *

Mentre Gloria dormiva serena al lato opposto della stanza, Ian cominciò tranquillamente a fare i bagagli. Quando Sam l'aveva trasferita a Miami, aveva lasciato intenzionalmente la maggior parte dei suoi vestiti nella vecchia casa, quindi una volta lì avrebbe avuto a disposizione un guardaroba completo per cambiarsi. Guardò l'orologio prima di riporre le valigie nell'armadio. Sam era in ritardo. Ian non aveva ancora parlato a Gloria del viaggio, perché sapeva che a Sam avrebbe fatto piacere dirglielo lui e vedere il viso della sua vecchia madre illuminarsi di gioia, ma lei era crollata prima che lui arrivasse.

Sentendo dei rumori in cucina, uscì nel lungo corridoio dell’attico. Sam era in piedi, con le mani appoggiate sull'isola e la testa china ad ammirare il piano luccicante. Sembrava morto dalla fatica. "Giornata dura?"

Sam alzò la testa. "Si. Il mio capo non è stato molto contento, quando gli ho detto che mi sarei assentato per un po’. Ha fatto delle velate minacce sul mio futuro allo studio.”

Ian aprì il forno a microonde e tirò fuori la cena che aveva preparato prima per Sam. "Che schifo." esclamò. Mise il vassoio col cibo davanti all’amico. "Cos’ hai intenzione di fare?"

Sam scrollò le spalle. "Non lo so. Oltre quel venerdì libero per portare la mamma qui, non mi sono mai preso un giorno di vacanza in due anni. Il mio contratto di lavoro dice che ho diritto a tre settimane di ferie all'anno, quindi, secondo la mia stima, mi sono dovute almeno sei settimane. Se volessi fare lo stronzo, mi rivolgerei all’assessorato per il lavoro e mi farei dare dodici settimane di ferie pagate senza il pericolo di essere licenziato.”

“E questo secondo te sarebbe fare lo stronzo? Se ti sono dovute per legge è un tuo diritto, e basta.” esclamò Ian. Tirò fuori una birra dal frigo. “Ne vuoi una?”

Sam lanciò un'occhiata a Ian prima di scuotere la testa. "Ho bisogno di qualcosa di più forte."

"Vino o bourbon?"

"Bourbon." rispose Sam. "Se chiedo le ferie le otterrò senza problemi, ma al mio ritorno allo studio me la faranno pagare. Diavolo, probabilmente mi costringeranno a occuparmi di cause di serie B per almeno tre anni! Sarò condannato a sorbirmi bancarotte fraudolente e divorzi!”

"Sei un buon avvocato civilista. Se in quello studio non ti rispettano, riuscirai a trovare qualcosa di meglio.”

Ian fece cadere quattro cubetti di ghiaccio in un bicchiere, e due dita abbondanti di bourbon. Sam posizionò il suo vassoio al centro dell’isola, per stare più comodo mentre mangiava, e si accomodò su uno degli sgabelli da bar.

"Grazie, per avermi preparato la cena.”

"Te l'ho detto, devo comunque prepararla per me e per Gloria, quindi non è un problema." Ian si sedette sul bancone, proprio di fronte all’isola. Aveva notato in più di un'occasione che Sam si innervosiva se si sedeva troppo vicino a lui. “Hai già preso accordi con la compagnia aerea o preferisci che lo faccia io?”

“Se ne è occupata la mia segretaria. Partiremo giovedì mattina sul presto. Così avrò il tempo di sistemare le cose e dare un’ultima occhiata alle mie pratiche.”

Sam tagliò un pezzo di roast beef e Ian rimase a fissare la sua bocca mentre lo masticava. Vederlo mangiare lo eccitava, e lo distraeva da tutto il resto. Quante notti era rimasto a letto a pensare a come sarebbe stato sentirsi quella bocca carnosa intorno al suo pene! Aveva goduto con lui una volta sola, mesi prima; poi Sam aveva troncato la loro relazione sul nascere. Da quel giorno, anzi, lo aveva guardato a malapena.

"Ian?" lo chiamò Sam, mentre si metteva un altro pezzo di carne in bocca. Ian sbatté le palpebre.

"Sì?"

"Per favore, non fissarmi in quel modo. Te l'ho già detto, non posso avere una relazione con te.”

" Hai ragione. " Ian saltò giù dal bancone. "Comunque, non ho ancora detto niente a Gloria, del viaggio.” Afferrò una bottiglia di birra e uscì dalla cucina. "Ci vediamo domani." "Ian?" lo chiamò Sam.

"Sì?"

"Non c’è niente di personale. Solo, che non mi sembra una buona idea. Mia madre ha troppo bisogno di te per rischiare di far saltare tutto.”

Ian fece un sorso di birra. Avrebbe voluto dire a Sam che l’unica cosa di cui Gloria aveva davvero bisogno era l'amore del suo unico figlio, ma tacque: non erano affari suoi. Sam aveva ragione su una cosa: se si fossero messi insieme e qualcosa fosse andato storto, lui non avrebbe avuto altra scelta che andarsene e mollare sua madre. Sarebbe stato troppo difficile continuare a occuparsi di lei.