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Блейк Пирс – Mariti Nel Mirino (страница 5)

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Appena si furono sistemate all’interno della loro camera d’albergo, Riley e Jilly ordinarono una pizza. In TV davano un film che avevano già visto entrambe, e non vi prestarono molta attenzione. Con grande sollievo di Riley, Jilly non sembrava neanche un po’ ansiosa. Chiacchierarono piacevolmente di piccole cose: l’imminente anno scolastico di Jilly, vestiti, scarpe e di gossip.

Riley trovava difficile credere che Jilly facesse parte della sua vita da così breve tempo. Le cose sembravano così naturali e semplici tra loro.

Come se fosse sempre stata mia figlia, Riley pensò. Era esattamente così che si sentiva, ma questo pensiero incrementò la sua ansia.

Sarebbe tutto finito domani?

Riley non riusciva a immaginare come sarebbe stato, se fosse successo.

Avevano quasi finito la pizza, quando furono interrotte da un forte segnale proveniente dal portatile di Riley.

“Oh, dev’essere April!” Jilly esclamò. “Ha promesso che avremmo fatto una videochiamata.”

Riley sorrise e lasciò che Jilly rispondesse alla chiamata della sua figlia maggiore. Ascoltò svogliatamente dall’altra parte della camera, mentre le due ragazze chiacchieravano come le sorelle che erano davvero diventate.

Quando la conversazione terminò, Riley parlò con April, mentre Jilly si stese sul letto a guardare la TV. Il viso di April sembrava serio e preoccupato.

Lei chiese: “Come andrà domani, mamma?”

Buttando un occhio dall’altra parte della camera, Riley vide che Jilly si era rimessa a guardare di nuovo il film. Non pensava che stesse davvero origliando ciò che lei ed April stavano dicendo, ma voleva comunque stare attenta.

“Vedremo” Riley rispose.

April parlò a bassa voce, così che Jilly non potesse sentire.

“Sembri preoccupata, mamma.”

“Immagino di sì” rispose, parlando lei stessa a bassa voce.

“Puoi farcela, mamma. So che puoi.”

Riley deglutì rumorosamente.

“Lo spero” replicò.

Parlando sempre con tono basso di voce, la voce di April era scossa dall’emozione.

“Non possiamo perderla, mamma. Non può tornare a quella vita.”

“Lo so” Riley disse. “Non preoccuparti.”

Riley ed April si guardarono in silenzio per alcuni istanti. Improvvisamente, Riley si sentì profondamente colpita dalla maturità che dimostrava la sua figlia quindicenne.

Sta davvero crescendo, Riley pensò orgogliosamente.

April disse infine: “Va bene, ti lascio andare. Chiamami non appena sai qualcosa.”

“Certo” Riley rispose.

Terminò la videochiamata e tornò a sedersi sul letto con Jilly. Il film era quasi terminato, quando il telefono squillò. Riley cadde nuovamente in preda alla preoccupazione.

Le telefonate non avevano portato alcunché di buono ultimamente.

Prese il telefono e sentì una voce femminile.

“Agente Paige, la chiamo dal centralino di Quantico. Abbiamo appena ricevuto una chiamata da una donna di Atlanta … beh, non so come gestire la cosa, ma vuole parlare direttamente con lei.”

“Atlanta?” Riley chiese. “Di chi si tratta?”

“Il suo nome è Morgan Farrell.”

Riley sentì un brivido che la mise in allerta.

Ricordava la donna da un caso a cui aveva lavorato a febbraio. Il ricco marito di Morgan, Andrew, era stato - seppur per breve tempo - sospettato in un caso di omicidio. Riley e il suo partner, Bill Jeffreys, avevano interrogato Andrew Farrell a casa ed avevano compreso che non era il killer, che stavano cercando. Ciò nonostante, Riley aveva notato dei segni, da cui aveva dedotto che abusasse della moglie.

Aveva silenziosamente dato a Morgan un bigliettino dell’FBI, ma, da allora, non aveva mai avuto sue notizie.

Immagino che voglia finalmente aiuto, Riley pensò, visualizzando la donna minuta ma timida che aveva visto nella villa di Andrew Farrell.

Si chiese che cosa sarebbe stata in grado di fare per chiunque, in quel momento.

Infatti, l’ultima cosa al mondo di cui lei aveva bisogno era un altro problema da risolvere.

L’operatrice in attesa chiese: “Vuole che le giri la telefonata?”

Riley esitò per un secondo, poi rispose: “Sì, per favore.”

Nel giro di un istante, sentì una voce femminile.

“Pronto, parlo con l’Agente Speciale Riley Paige?”

In quel momento ricordò: Morgan non aveva pronunciato una sola parola per tutto il tempo in cui era stata a casa sua. Era parsa fin troppo terrorizzata dal marito persino per parlare.

Ma non sembrava affatto terrorizzata adesso.

In effetti, sembrava piuttosto felice.

E’ soltanto una telefonata di cortesia? si chiese.

“Sì, sono Riley Paige” rispose.

“Beh, ho soltanto pensato di doverle fare una chiamata. E’ stata molto gentile con me quel giorno quando è venuta a casa nostra, e mi ha lasciato il suo bigliettino da visita, e sembrava molto preoccupata per me. Volevo soltanto informarla che non deve già farlo. Tutto andrà bene adesso.”

Riley respirò più facilmente.

“Mi fa piacere saperlo” disse. “Lo ha lasciato? Otterrà il divorzio?”

“No” Morgan rispose allegramente. “Ho ucciso il bastardo.”

CAPITOLO DUE

Riley si sedette sulla sedia più vicina, con la mente in subbuglio, mentre le parole della donna riecheggiavano nella sua mente.

“Ho ucciso il bastardo.”

Morgan lo aveva detto davvero?

Poi Morgan chiese: “Agente Paige, è ancora lì?”

“Sono ancora qui” Riley rispose. “Mi dica che cos’è successo.”

Morgan sembrava ancora stranamente calma.

“Il fatto è che non ne sono esattamente sicura. Sono stata poco lucida recentemente, e tendo a non ricordare le cose che faccio. Ma l’ho ucciso, decisamente. Sto guardando il suo corpo nel letto, e ha ferite da coltello ovunque, e ha perso molto sangue. A quanto pare, ho usato un coltello affilato da cucina. Il coltello è proprio accanto al suo corpo.”

Riley si sforzò di trovare un senso a quanto stava sentendo.

Lei ricordò di quanto Morgan le fosse sembrata patologicamente magra. Aveva ipotizzato che fosse anoressica. Riley sapeva meglio della maggior parte delle persone quanto fosse difficile pugnalare una persona a morte. Morgan era fisicamente in grado di commettere un tale gesto?

Sentì la donna sospirare.

“Detesto volerla importunare, ma, onestamente, non so che cosa fare adesso. Mi chiedo se lei possa aiutarmi.”

“Lo ha detto a qualcun altro? Ha chiamato la polizia?”

“No.”