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Блейк Пирс – In Cerca di Vendetta (страница 4)

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“Vivrà per pentirsene. La sua famiglia no.”

Conosceva troppo bene Hatcher, per non prendere seriamente le sue minacce.

Riley rimase seduta al grosso tavolo, stringendo ansiosamente le mani.

Come ho potuto permettere che si arrivasse a questo? si chiese.

Perché aveva accettato la prosecuzione del suo rapporto con Hatcher persino dopo la sua evasione dalla prigione?

Alcune parole di Walder riecheggiarono nella sua mente …

“Agente Paige, lei sostiene che Hatcher sia ossessionato da lei. E’ sicura che questa ossessione non sia reciproca?”

Ora che era seduta lì, da sola, non poteva negare la verità che si celava dietro la domanda di Walder.

Hatcher aveva affascinato Riley sin dal loro primo incontro, avvenuto a Sing Sing, quando lei era andata in cerca del suo aiuto, vista la rilevante competenza dell’uomo come criminologo autodidatta. In effetti, tuttora ne era affascinata, anche adesso che si trovava a piede libero, con la sua genialità, la sua spietatezza e la sua particolare attenzione alla lealtà. Infatti, Riley sentiva un’inspiegabile legame con lui, un legame che Hatcher faceva di tutto per rinforzare e manipolare.

Era vero quello che le aveva detto più volte:

“Siamo uniti nella mente, Riley Paige.”

Riley rabbrividì al pensiero.

Aveva sperato di essere riuscita a rompere quel legame.

Ma, in quel modo, aveva fatto sì che l’ira di Shane Hatcher si volgesse contro le persone che più amava al mondo?

Proprio allora, Riley sentì una voce dietro di sé.

“Agente Paige …”

Riley si voltò e vide che Jennifer Roston era appena tornata nella stanza.

“Credo che lei ed io dovremmo parlare ancora” la giovane agente proseguì, sedendosi al tavolo, di fronte a Riley, che si sentì di nuovo spaventata.

Che asso nella manica poteva avere ora la Roston?

CAPITOLO DUE

Riley e Jennifer Roston erano sedute l’una di fronte all’altra nella sala conferenze, in silenzio ormai da quasi un intero minuto.

Quella suspense era più di quanto Riley potesse sopportare.

Finalmente, la Roston esordì: “E’ stata una bella recita, Agente Paige.”

Riley si sentì ferita ed arrabbiata.

“Non ne ho bisogno” ringhiò in risposta.

Fece per alzarsi dalla sedia e andarsene.

“No, non se ne vada” la Roston disse. “Non senza sentire ciò che ho in mente.”

Poi, con uno strano sorriso, aggiunse: “Potrebbe rimanere sorpresa.”

Riley era certa di sapere perfettamente che cosa la Roston avesse in mente: voleva distruggerla.

Ciò nonostante, Riley restò seduta. Qualunque cosa stesse accadendo tra lei e la Roston, era giunta l’ora di sistemarla. E, inoltre, era curiosa.

La Roston riprese: “Innanzitutto, penso che abbiamo iniziato col piede sbagliato. Ci sono stati dei fraintendimenti. Non ho mai voluto essere sua nemica. La prego di credermi. Io la ammiro. Molto. Sono venuta al BAU, entusiasta all’idea di lavorare con lei.”

Riley ne fu un po’ sconvolta. L’espressione del viso e il tono della voce della Roston sembravano perfettamente sinceri.

In verità Riley era rimasta profondamente impressionata da tutto ciò che aveva sentito dire sulla Roston: i suoi risultati all’Accademia erano impressionanti ed aveva già ottenuto degli encomi per il lavoro sul campo a Los Angeles.

E, ora, seduta lì a guardarla, Riley era di nuovo impressionata dall’atteggiamento della Roston. La donna era bassa ma robusta ed atletica, ed emanava energia ed entusiasmo.

Tuttavia quello non era il momento per Riley di elogiare la nuova agente. C’erano state semplicemente troppa tensione e sfiducia tra di loro.

Dopo una pausa, la Roston riprese: “Penso che ci sia molto che possiamo fare l’una per l’altra. Ora. Infatti, sono certa che entrambe vogliamo esattamente la stessa cosa.”

“Di che cosa si tratta?” chiese Riley.

La giovane sorrise e inclinò leggermente la testa.

“Mettere fine alla carriera criminale di Shane Hatcher.”

Riley rimase in silenzio.

Le ci vollero alcuni secondi per capire che le parole di Roston erano vere. Non considerava più Shane Hatcher un alleato ma, al contrario, era un nemico pericoloso. E doveva essere fermato, prima che facesse del male a qualcuno dei cari di Riley.

C’era un solo modo: doveva essere catturato o ucciso.

“Dimmi di più” Riley rispose infine.

La Roston poggiò la mano sul mento, e si allungò verso Riley.

“Dirò alcune cose” riprese la giovane agente. “Vorrei che mi ascoltasse senza dire niente. Non neghi o confermi ciò che dirò. Si limiti ad ascoltare.”

Riley annuì nervosamente.

“Il suo rapporto con Shane Hatcher è continuato anche dopo che è evaso da Sing Sing. In effetti, è diventato più stretto di prima. Ha comunicato con lui più di una volta, diverse volte, ne sono più che sicura, talvolta anche di persona. Lui l’ha aiutata nei casi ufficiali e l’ha aiutata anche in modi più personali. Il suo rapporto con lui è diventato, com’è il termine? Simbiotico.”

A Riley occorse un considerevole autocontrollo per non reagire a nessuna di quelle affermazioni.

Che erano tutte, naturalmente, assolutamente vere.

La Roston proseguì: “Sono quasi certa del fatto che lei fosse consapevole della sua presenza alla sua baita. Probabilmente era d’accordo con lui. Ma la morte di Shirley Redding non è stata un incidente. E non faceva parte del suo accordo. Hatcher è andato fuori controllo, e lei non vuole avere nulla a che fare con lui. Ma ha paura di lui. Non sa come rompere la connessione.”

Un inquietante silenzio cadde tra lei e la giovane collega. Riley si chiese come facesse a sapere tutto. Era inquietante. Ma Riley non credeva nella lettura della mente.

No, è solo una bravissima detective, pensò Riley.

Questa nuova agente era molto intelligente; in lei l’istinto e l’intuito sembravano essere forti quanto quelli della stessa Riley.

Ma che cosa stava provando a fare la giovane al momento? Stava tessendo una trappola, provando a indurre Riley a confessare tutto ciò che era successo tra lei e Hatcher?

In qualche modo, l’istinto di Riley le suggeriva qualcosa di diverso.

Ma avrebbe potuto fidarsi di lei?

La Roston stava sorridendo enigmaticamente, di nuovo.

“Agente Paige, pensa che io non sappia come si sente? Pensa che non abbia anch’io dei segreti? Pensa che io non abbia rimuginato in merito a un patto fatto con qualcuno con cui non mi sarei dovuta accordare? Mi creda, so esattamente cosa sta passando. Ha avuto una chance, e le regole devono essere infrante talvolta. Perciò, lei le ha infrante. Non molti agenti hanno il suo istinto. Voglio davvero essere d’aiuto.”

Riley studiò il volto della Roston, senza replicare. Rimase di nuovo colpita dalla sincerità della giovane agente.

Notò che un sorriso duro si stava formando agli angoli della bocca della Roston. Apparentemente, c’era qualcosa di oscuro dentro di lei, così come in Riley.

La Roston riprese: “Agente Paige, quando ho cominciato a lavorare al caso di Hatcher, lei mi ha dato accesso a tutti i file digitali che aveva su di lui. Tranne quello intitolato ‘PENSIERI’. Era nell’elenco, ma non sono riuscita a trovarlo. Lei mi ha detto di averlo cancellato. Aggiungendo che si trattava soltanto di appunti confusi e materiale superfluo.”

La Roston si appoggiò allo schienale della sua sedia, sembrando rilassarsi un po’.

Ma Riley era ben lungi dall’essere rilassata. Aveva avventatamente eliminato il file intitolato PENSIERI, che in realtà conteneva informazioni vitali relative ai movimenti finanziari di Hatcher, collegamenti che gli avevano consentito di restare a piede libero ed esercitare un potere considerevole.

La Roston disse: “Sono sicura che lei ha ancora quel file.”

Riley soppresse un brivido, derivato dal senso di allarme. In effetti aveva tenuto il file in una chiavetta USB. Aveva spesso pensato di cancellarlo, semplicemente, ma in qualche modo, non riusciva a farlo. L’incantesimo che Hatcher le aveva lanciato era davvero forte. E, forse, aveva pensato che avrebbe potuto usare quelle informazioni un giorno.