Блейк Пирс – Il Risveglio Del Killer (страница 4)
Si alzò dallo scalino e cercò Dominic, che era ancora fermo in silenzio con la bocca spalancata.
Sam stava iniziando a provare un po’ di rabbia.
Non sa che dovrebbe comportarsi da poliziotto?
Lo chiamò: “Dom, vieni. Dobbiamo entrare lì dentro e guardare che cos’è successo.”
Dom rimase fermo, come se fosse sordo e non si fosse reso conto delle parole della sua partner.
La donna lo chiamò con maggiore durezza. “Dominic, vieni con me, dannazione.”
Dominic annuì silenziosamente, poi la seguì in cima alle scale e attraverso il porticato, fin nell’interno della casa.
Gareth Ogden giaceva con braccia e gambe divaricate sul pavimento; portava dei sandali, un paio di pantaloncini e una t-shirt. La ferita alla fronte sembrava stranamente precisa e simmetrica. Sam si abbassò per dare un’occhiata migliore.
Ancora immobile, Dominic balbettò: “N-non toccare niente.”
Sam quasi ringhiò …
“Pensi davvero che io sia un’idiota?”
Quale poliziotto non sapeva che avrebbe dovuto prestare attenzione su una simile scena del crimine?
Poi volse lo sguardo verso Dominic, notando come fosse ancora pallido e tremante.
Non starà per svenire? si chiese.
Gli indicò una poltrona vicina e disse: “Siediti, Dom.”
Dominic eseguì silenziosamente.
Sam si chiese …
Ha mai visto un cadavere prima?
La sua esperienza si limitava ai funerali a bare aperte dei nonni. Naturalmente, questo era un caso completamente diverso. Tuttavia, Sam si sentiva stranamente calma e aveva tutto sotto controllo, quasi come se si fosse preparata a lungo ad affrontare qualcosa del genere.
Ovviamente, ciò non valeva per Dominic.
Osservò con attenzione la ferita sulla fronte di Ogden: assomigliava ad una piccola dolina crollata lungo una strada di campagna nei pressi di Rushville l’anno precedente, una strana cavità aperta che non avrebbe dovuto esserci.
Dettaglio ancor più strano era che la pelle sembrava intatta, non lacerata, ma allungata nella forma esatta dell’oggetto che l’aveva colpita.
A Sam occorse soltanto un istante per capire quale fosse stata l’arma del delitto.
Si rivolse a Dominic: “Qualcuno l’ha colpito con un martello.”
Dominic parve dare segni di ripresa: si alzò dalla poltrona, s’inginocchiò accanto a Sam e guardò attentamente il cadavere.
“Come sai che si tratta di un martello?” le chiese.
Benché si rendesse conto che avrebbe potuto sembrare una battuta infelice, Sam replicò …
“Conosco i miei strumenti.”
In effetti, era vero. Sugli strumenti da lavoro, fin dall’infanzia, suo padre le aveva insegnato più di quanto la maggior parte dei ragazzi normalmente apprendesse nel corso di una vita intera. E la dentellatura della ferita di Ogden aveva l’esatta forma della punta arrotondata di un comune martello.
La ferita era troppo grande per essere stata opera, ad esempio, di un martello da lavoro.
Inoltre, ci sarebbe voluto un martello più pesante per assestare un solo colpo mortale.
Un martello a granchio o uno strappachiodi, immaginò. Uno o l’altro.
Poi, disse a Dominic: “Mi chiedo come il killer sia entrato qui.”
“Oh, lo so io” il partner replicò. “Ogden non chiudeva mai a chiave la porta, persino quando non era in casa. Talvolta, la lasciava spalancata anche di notte. Sai come vive qui lungo la riva la gente; sono stupidi e fiduciosi.”
Sam trovò triste il sentire i termini “stupidi” e “fiduciosi” nella stessa frase.
Perché le persone non avrebbero dovuto lasciare le proprie case aperte in una cittadina come Rushville?
Ormai erano anni che non si verificano crimini violenti.
Beh, non saranno più così fiduciosi ora, pensò.
Sam riprese: “La domanda è, chi è stato?”
Dominic scrollò le spalle ed obiettò: “Chiunque sia il colpevole, senza dubbio sembra che Ogden sia stato proprio colto di sorpresa.”
Studiando l’espressione trasfigurata del volto del cadavere, Sam annuì silenziosamente.
Dominic aggiunse: “Immagino che sia stato uno di fuori, non qualcuno di queste parti. Voglio dire, Ogden era una cattiva persona, ma nessuno in città lo odiava così tanto. E nessuno di qui ha le caratteristiche di un assassino. Probabilmente si è trattato di un vagabondo che è venuto e se ne è andato. Dovremmo essere davvero fortunati a prenderlo.”
Quel pensiero fece girare lo stomaco a Sam.
Non potevano permettere che una cosa simile accadesse proprio lì a Rushville.
Proprio non possiamo.
Inoltre, aveva il forte sospetto che Dominic si sbagliasse.
Il killer non era semplicemente un vagabondo di passaggio.
Il suo istinto le diceva che Ogden era stato assassinato da qualcuno che viveva lì intorno.
Prima di tutto, Sam sapeva che questa non era la prima volta che qualcosa del genere accadeva a Rushville.
Ma sapeva anche che ora non era il momento di cominciare a fare ipotesi.
Così invitò Dominic: “Chiama il Capo Crane. E lui chiamerà il coroner della contea.”
L’uomo annuì, prendendo in mano il suo cellulare.
Prima di prendere il suo, Sam si asciugò il sudore che le imperlava fronte.
Si stava già rivelando una giornata calda …
E diventerà molto più calda.
CAPITOLO DUE
Riley Paige respirò a pieni polmoni la fresca aria oceanica.
Era seduta nell’alto porticato di una casa sulla spiaggia dove aveva trascorso l’ultima settimana con il suo compagno Blaine e le loro tre figlie adolescenti. In lontananza, nell’ampia spiaggia, si erano radunati alcuni vacanzieri estivi, mentre altri facevano il bagno. Riley vide April, Jilly e Crystal giocare con le onde. Benché nei pressi ci fosse un bagnino, Riley era contenta di poter tenere sott’occhio le ragazze.
Blaine, sdraiato nell’ampia sedia accanto a lei, interruppe il silenzio: “Allora, sei contenta di aver accettato il mio invito a venire qui?”
Riley gli strinse la mano e rispose: “Molto contenta. Potrei davvero abituarmi a questo.”
“Ci spero” Blaine esclamò, stringendole anche lui la mano. “Quando è stata l’ultima volta che hai fatto una vacanza come questa?”
Quella domanda colse Riley leggermente impreparata.
“Non ne ho idea” rispose. “Immagino, che siano passati anni.”
“Beh, allora dovrai rimediare” Blaine replicò.
Riley sorrise e pensò …